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  Mostra Marzo 2010

Luigi Onofri
Leonardo D'Anneo
Claudio Cavalieri
Vito Cesare Carta

1/31 marzo 2010
LUIGI ONOFRI
"Raccontare" la storia e la tradizione di una terra incastonata da sempre tra la gente e la cultura. È sicuramente il "filo" conduttore del "cammino" artistico di Luigi Onofri che - ancora una volta - affida alla "carta" passione, entusiasmo, dinamicità e umiltà. L'artista purliliese, infatti, riesce a tradurre in immagini vive la terra, l'ambiente e i silenzi che "convivono" nel Cosmo. Non è difficile, dunque, percepire anche il più piccolo "messaggio" che viene da un mondo, se non da scoprire (ma forse è proprio così), sicuramente da "narrare" a chi è sempre più lontano dalla semplicità delle "cose semplici". Nasce - così - l'incanto di Onofri che affida alla povertà dei mezzi usati (carta, acqua e una goccia di aromaticità) riverberi e riflessi, ombre e luci che "parlano" a quel "viandante" moderno (come potremmo essere altrimenti riconosciuti oggi) che - forse anche consapevolmente - si rifugia nella scoperta del domani per dimenticare le proprie origini. Ed è così che "ridiventa" attualità la consuetudine delle cose perdute anche grazie a un artista che - con certosina pazienza - sa aspettare, sa cogliere l'attimo del "messaggio", sa "narrare" le sue passioni che poi, fortunatamente, diventano anche degli altri. Paesaggi conosciuti o ambienti da scoprire. freschezze di fiori o particolari da amare sono e restano la "culla" intellettuale di Luigi Onofri che - oggi più di ieri - sa creare il suo e anche un pizzico del nostro domani, senza inventare fatali disillusioni delle realtà. Per questo motivo le sue opere sono e restano a "misura d'uomo" tanto da essere "ascoltate" perché più libere e più passionali. Una sorta di inno alla vita per dare voce ai silenzi e per "leggere" anche i più piccoli misteri del Creato. È altresì una tappa di un viaggio ideale che non impegna mete ma che - sicuramente - materializza un pizzico d'anima che da sempre ci è amica. Mario Coccolo continua

LEONARDO D'ANNEO
Leonardo D'Anneo ha iniziato la sua carriera di ceramista quasi per gioco manipolando la materia, misurandosi con essa in modo irruente e creativo, ma al tempo stesso generosamente senza mai risparmiarsi nel trasformarla in qualche cosa di sorprendentemente emozionante.
Le sue forme sono cariche di prorompente energia e possono apparire a volte audaci per ciò che evocano al primo sguardo, ma osservandole con attenzione ci si rende conto di quanto siano l'espressione di una libera creatività, avversa ad ogni imposizione o mero accademismo.
La materia nelle sue mani diventa viva, pulsante, avvincente, si trasforma in mille esaltanti forme nelle quali l'equilibrio plastico si fonde con grande forza ad un pizzico di geniale follia.
Immagini pensate e scolpite ove la realtà si interseca con la fantasia, le riflessioni con i sogni, i desideri con le memorie, ma in modo così vibrante che l'opera riesce a fondersi con l’atmosfera che la circonda e colpisce per il grande fascino che emana.
L'abilità con cui Leonardo D’Anneo modella le sue creature, l'incessante ricerca di nuove forme, il suo instancabile misurarsi in prima persona con ciò che le sue mani manipolano, l'abile padronanza gestuale, fanno di lui un artista la cui contemporaneità non passa inosservata, un artista forte di un grande eclettismo creativo che riesce ad imporsi con veemenza, che osa, che trasmette potenti emozioni, che arriva ad imporre l'opera come scultura di nuova tendenza.
Sì perché le ceramiche di Leonardo D'Anneo si sono evolute a tal punto da poter essere considerate sculture a tutti gli effetti in quanto la loro plasticità compositiva e il prezioso gioco di ritmi e di luci, le rende oggetti di design unici e particolari, realizzati e concepiti per essere guardati e ammirati. Emozionandosi.. continua

CLAUDIO CAVALIERI
Il rilievo, i materiali, la materia e la natura sono ormai per Me gli elementi fondamentali da diversi anni per la creazione delle opere.
E’una linfa vitale che continua a creare e a generare opere,sculture e installazioni.
Il ricordo ed il tempo sono i due elementi mentali che uniscono le tracce, le schegge , gli oggetti che rigenerano,creano un’altra nuova opera.
Negli ultimi anni una pittura bianca,come nel passato la calce celava gli affreschi ,vela i legni le pigne e delle scheggie e pezzi di legno di bosco creando una nuova opera .
Gli elementi centrali dell’opera sono tutti aggrovigliati,legati fra loro quasi ancorati, fissati e sembra un gioco sono invece diventati un altra opera nuova.
E’ un operazione creativa ed anche lo spettatore cerca di rivedere, di riconoscere il tutto in un atto creativo sull’equilibrio della fantasia, un vedere e non vedere dove il tempo reale e il passato diventano un momento presente, contemporaneo,una memoria .
Una memoria oggettiva, una natura espressa attraverso molti materiali di scarto piccole schegge che andrebbero perse ma che diventano il fulcro dello opera.
Il mio intervento contemporaneo è far colare il colore molto pastoso e grumoso di tinte vivaci Spesso con tonalità fredde che rigenerano l’opera, dandone una nuova vita .
Sul fondo compaiono delle decorazioni scaturite da vecchi rulli che si usavano per abbellire le cucine, i salotti , le camere negli anni 50/60 realizzate con colori molto tenui o in contrasto con lo sfondo bianco , azzurrino, lillà o violetto.
Opere nuove come reperti, opere come memoria, un mondo-natura da salvare, da catalogare, da recuperare dei collage naturali, un bricolage creativo, un gioco creativo libero, un ricordare il tempo
trascorso che viene fissato in queste nuove opere.
La madre Natura che si cela e si fa riscoprire, un discorso creativo tridimensionale continuo che va avanti da anni ed è diventato il mio fulcro creativo d’artista ma ogni volta è nuovo e creativo. continua

VITO CESARE CARTA
Come poter classificare le immagini di Carta? I suoi scatti sono flash di colori e luci; alcuni hanno il paesaggio come tema principale, altri la figura umana, taluni, ancora, nel virtuosismo della rielaborazione grafica, appaiono quasi come scene astratte generate dalla pura luce. Ad uno sguardo poco attento, insomma, non si riesce a cogliere un filo conduttore o un tema assoluto. In realtà, e basta farsi sommergere dai mondi immaginati dall'artista per capirlo, le impalpabili sensazioni dei viaggi onirici, sono i reali protagonisti dei lavori di Carta. A chi non è capitato di sognare? Durante il sogno, le immagini dei nostri ricordi si scompigliano e si mescolano fra loro esattamente come nelle fotografie di Carta: le immagini si confondono e si fondono tra loro; a volte lasciando in trasparenza il paesaggio che sta al di là e sotto l'immagine principale, invece, in altri scatti, il soggetto ci appare talmente pieno di luce o di colore che la figura sovrasta tutto il resto. Durante il sonno e attraverso i sogni, la mente elabora e immagazzina i ricordi. Il sogno è il metodo in cui i dati appresi durante la giornata si fissano nella memoria a lungo termine. Consciamente non possiamo controllare questa conservazione delle immagini: non possiamo decidere quale ricordo prevaricherà sugli altri, sarà la nostra psiche a decidere tutto questo per noi. Come teorizzato da André Breton nel manifesto del Surrealismo del 1924, l'artista doveva operare in una sorta d'automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l'inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, riaffiora anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori e scopi preordinati. Seguendo quest'insegnamento, Carta crea le sue rielaborazioni grafiche in cui piazze – volti – sorrisi – cieli – corpi – città – paesaggi – sguardi – sensazioni - emozioni si fanno unica immagine. Nelle sue fotografie quasi claustrofobiche nella composizione, ma al contempo liriche e leggere nelle scelte cromatiche, ritroviamo sprazzi del caos delle nostre città iper-frenetiche, dove si staglia, come immagine predominante, il passaggio di un pedone. Ritroviamo l’ampio respiro degli spazi aperti simbolizzato da una donna che apre le ali come una contemporanea Nike di Samotracia. La vera forza delle immagini di Vito Carta non sta nell'impulsività e nella frenesia dell'impeto creativo, seppur essi regalino molta forza e carattere agli scatti; ma sta nel ritrovamento di una frazione del vissuto quotidiano, non solo quello dell'artista, che prende le scene dal bacino delle proprie esperienze e ricordi, ma anche del vissuto degli astanti. Ogni scatto è un caleidoscopio in cui le immagini dei viaggi onirici di Carta ci fanno ritrovare i nostri tempi e i nostri vissuti. Ognuno di Noi, infatti, potrà ritrovare qualcosa di proprio nelle rappresentazioni: una suggestione, un colore o una scena che ci proietteranno in una sorta di déjà vu in cui sarà confortante ritornare - magari con calma - per poter meglio apprezzare le sensazioni e i sapori di ciò che al nostro sguardo, sempre meno attento e sempre più svogliato, è sfuggito. continua
 
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