LUIGI
ONOFRI
"Raccontare" la storia e la tradizione di una terra incastonata
da sempre tra la gente e la cultura. È sicuramente il "filo" conduttore
del "cammino" artistico di Luigi Onofri che - ancora una
volta - affida alla "carta" passione, entusiasmo, dinamicità e
umiltà. L'artista purliliese, infatti, riesce a tradurre
in immagini vive la terra, l'ambiente e i silenzi che "convivono" nel
Cosmo. Non è difficile, dunque, percepire anche il più piccolo "messaggio" che
viene da un mondo, se non da scoprire (ma forse è proprio così),
sicuramente da "narrare" a chi è sempre più lontano
dalla semplicità delle "cose semplici". Nasce - così -
l'incanto di Onofri che affida alla povertà dei mezzi usati
(carta, acqua e una goccia di aromaticità) riverberi e riflessi,
ombre e luci che "parlano" a quel "viandante" moderno
(come potremmo essere altrimenti riconosciuti oggi) che - forse anche
consapevolmente - si rifugia nella scoperta del domani per dimenticare
le proprie origini. Ed è così che "ridiventa" attualità la
consuetudine delle cose perdute anche grazie a un artista che - con certosina
pazienza - sa aspettare, sa cogliere l'attimo del "messaggio",
sa "narrare" le sue passioni che poi, fortunatamente, diventano
anche degli altri. Paesaggi conosciuti o ambienti da scoprire. freschezze
di fiori o particolari da amare sono e restano la "culla" intellettuale
di Luigi Onofri che - oggi più di ieri - sa creare il suo e anche
un pizzico del nostro domani, senza inventare fatali disillusioni delle
realtà. Per questo motivo le sue opere sono e restano a "misura
d'uomo" tanto da essere "ascoltate" perché più libere
e più passionali. Una sorta di inno alla vita per dare voce ai
silenzi e per "leggere" anche i più piccoli misteri
del Creato. È altresì una tappa di un viaggio ideale che
non impegna mete ma che - sicuramente - materializza un pizzico
d'anima che da sempre ci è amica.
Mario Coccolo continua
LEONARDO
D'ANNEO
Leonardo D'Anneo ha iniziato la sua carriera di ceramista quasi per gioco
manipolando la materia, misurandosi con essa in modo irruente e creativo,
ma al tempo stesso generosamente senza mai risparmiarsi nel trasformarla
in qualche cosa di sorprendentemente emozionante.
Le sue forme sono cariche di prorompente energia e possono apparire a
volte audaci per ciò che evocano al primo sguardo, ma osservandole
con attenzione ci si rende conto di quanto siano l'espressione di una
libera creatività, avversa ad ogni imposizione o mero accademismo.
La materia nelle sue mani diventa viva, pulsante, avvincente, si trasforma
in mille esaltanti forme nelle quali l'equilibrio plastico si fonde
con grande forza ad un pizzico di geniale follia.
Immagini pensate e scolpite ove la realtà si interseca con la
fantasia, le riflessioni con i sogni, i desideri con le memorie, ma in
modo così vibrante che l'opera riesce a fondersi con l’atmosfera
che la circonda e colpisce per il grande fascino che emana.
L'abilità con cui Leonardo D’Anneo modella le sue
creature, l'incessante ricerca di nuove forme, il suo instancabile misurarsi
in prima persona con ciò che le sue mani manipolano, l'abile
padronanza gestuale, fanno di lui un artista la cui contemporaneità non
passa inosservata, un artista forte di un grande eclettismo creativo
che riesce ad imporsi con veemenza, che osa, che trasmette potenti emozioni,
che arriva ad imporre l'opera come scultura di nuova tendenza.
Sì perché le ceramiche di Leonardo D'Anneo si sono evolute
a tal punto da poter essere considerate sculture a tutti gli effetti
in quanto la loro plasticità compositiva e il prezioso gioco di
ritmi e di luci, le rende oggetti di design unici e particolari, realizzati
e concepiti per essere guardati e ammirati. Emozionandosi..
continua
CLAUDIO
CAVALIERI
Il rilievo, i materiali, la materia e la natura sono ormai per Me gli
elementi fondamentali da diversi anni per la creazione delle opere.
E’una linfa vitale che continua a creare e a generare opere,sculture
e installazioni.
Il ricordo ed il tempo sono i due elementi mentali che uniscono le tracce,
le schegge , gli oggetti che rigenerano,creano un’altra nuova opera.
Negli ultimi anni una pittura bianca,come nel passato la calce celava
gli affreschi ,vela i legni le pigne e delle scheggie e pezzi di legno
di bosco creando una nuova opera .
Gli elementi centrali dell’opera sono tutti aggrovigliati,legati
fra loro quasi ancorati, fissati e sembra un gioco sono invece diventati
un altra opera nuova.
E’ un operazione creativa ed anche lo spettatore cerca di rivedere,
di riconoscere il tutto in un atto creativo sull’equilibrio della
fantasia, un vedere e non vedere dove il tempo reale e il passato diventano
un momento presente, contemporaneo,una memoria .
Una memoria oggettiva, una natura espressa attraverso molti materiali
di scarto piccole schegge che andrebbero perse ma che diventano il fulcro
dello opera.
Il mio intervento contemporaneo è far colare il colore molto pastoso
e grumoso di tinte vivaci Spesso con tonalità fredde che rigenerano
l’opera, dandone una nuova vita .
Sul fondo compaiono delle decorazioni scaturite da vecchi rulli che si
usavano per abbellire le cucine, i salotti , le camere negli anni 50/60
realizzate con colori molto tenui o in contrasto con lo sfondo bianco
, azzurrino, lillà o violetto.
Opere nuove come reperti, opere come memoria, un mondo-natura da salvare,
da catalogare, da recuperare dei collage naturali, un bricolage creativo,
un gioco creativo libero, un ricordare il tempo
trascorso che viene fissato in queste nuove opere.
La madre Natura che si cela e si fa riscoprire, un discorso creativo
tridimensionale continuo che va avanti da anni ed è diventato
il mio fulcro creativo d’artista ma ogni volta è nuovo e
creativo.
continua
VITO
CESARE CARTA
Come poter classificare le immagini di Carta? I suoi scatti sono flash
di colori e luci; alcuni hanno il paesaggio come tema principale, altri
la figura umana, taluni, ancora, nel virtuosismo della rielaborazione
grafica, appaiono quasi come scene astratte generate dalla pura luce.
Ad uno sguardo poco attento, insomma, non si riesce a cogliere un filo
conduttore o un tema assoluto. In realtà, e basta farsi sommergere
dai mondi immaginati dall'artista per capirlo, le impalpabili sensazioni
dei viaggi onirici, sono i reali protagonisti dei lavori di Carta. A
chi non è capitato di sognare? Durante il sogno, le immagini dei
nostri ricordi si scompigliano e si mescolano fra loro esattamente come
nelle fotografie di Carta: le immagini si confondono e si fondono tra
loro; a volte lasciando in trasparenza il paesaggio che sta al di là e
sotto l'immagine principale, invece, in altri scatti, il soggetto ci
appare talmente pieno di luce o di colore che la figura sovrasta tutto
il resto. Durante il sonno e attraverso i sogni, la mente elabora e immagazzina
i ricordi. Il sogno è il metodo in cui i dati appresi durante
la giornata si fissano nella memoria a lungo termine. Consciamente non
possiamo controllare questa conservazione delle immagini: non possiamo
decidere quale ricordo prevaricherà sugli altri, sarà la
nostra psiche a decidere tutto questo per noi. Come teorizzato da André Breton
nel manifesto del Surrealismo del 1924, l'artista doveva operare in una
sorta d'automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l'inconscio,
quella parte di noi che emerge durante i sogni, riaffiora anche quando
siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini
senza freni inibitori e scopi preordinati. Seguendo quest'insegnamento,
Carta crea le sue rielaborazioni grafiche in cui piazze – volti – sorrisi – cieli – corpi – città – paesaggi – sguardi – sensazioni
- emozioni si fanno unica immagine. Nelle sue fotografie quasi claustrofobiche
nella composizione, ma al contempo liriche e leggere nelle scelte cromatiche,
ritroviamo sprazzi del caos delle nostre città iper-frenetiche,
dove si staglia, come immagine predominante, il passaggio di un pedone.
Ritroviamo l’ampio respiro degli spazi aperti simbolizzato da una
donna che apre le ali come una contemporanea Nike di Samotracia. La vera
forza delle immagini di Vito Carta non sta nell'impulsività e
nella frenesia dell'impeto creativo, seppur essi regalino molta forza
e carattere agli scatti; ma sta nel ritrovamento di una frazione del
vissuto quotidiano, non solo quello dell'artista, che prende le scene
dal bacino delle proprie esperienze e ricordi, ma anche del vissuto degli
astanti. Ogni scatto è un caleidoscopio in cui le immagini dei
viaggi onirici di Carta ci fanno ritrovare i nostri tempi e i nostri
vissuti. Ognuno di Noi, infatti, potrà ritrovare qualcosa di proprio
nelle rappresentazioni: una suggestione, un colore o una scena che ci
proietteranno in una sorta di déjà vu in cui sarà confortante
ritornare - magari con calma - per poter meglio apprezzare le sensazioni
e i sapori di ciò che al nostro sguardo, sempre meno attento e
sempre più svogliato, è sfuggito.
continua