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3D gallery

Mostre virtuali mensili

Milano natale
mostra collettiva di arte contemporanea

un omaggio d'arte in occasione delle tradizionali festività

Maria Teresa Sabatiello
Giovanna Beneduce
Tinamaria Marongiu



2 - 31 dicembre 2010
3D gallery catalogo video
MARIA TERESA SABATIELLO
L'artista Maria Teresa Sabatiello rappresenta l'essere come un avvolgersi continuo di materia. Metafora filosofica di ardito valore, di grande impatto emotivo e intellettuale, intrisa di simbolismo voluto e onorato dall'artista in quanto portatore di un messaggio immediatamente percepibile. Colori caldi modulati in campiture fredde completano l'opera rendendone più immediata la fruizione.
Una natura umanizzata, che può essere lo specchio di ciò che oggi viviamo. Senza ritegno, senza paura che un giorno il nostro ambiente possa prendere il sopravvento. Sabatiello indica una strada, quella della scelta, che può essere libera o costretta, e non sempre, il secondo caso rappresenta il peggio
"Sorpresiva. Inquietosa. Fantasmica. Genialista. Si potrebbero così coniare i più arditi neologismi per definire l'operazione – naturalistica per eccellenza – di Maria Teresa Sabatiello, che svolge quella che possiamo chiamare una trasformazione del prodotto "frattale" (la pietra marina) in opera d'arte, cioè lavorata dall'uomo e finalizzata ad un tema concettuale (e non concettuoso), artistico e non artigianale. Certo, occorre inventiva, prendere un ciottolo vulcanico reso in(espressivo) dalle maree e poi portarlo ad una dignità psico-artistica, certo occorre una dose di surrealismo, come pochi nel Nocento ci hanno dato, tanto ingegno e l'oggetto naturale è elevato a fatto d'arte dalla trasformer campana. Il ritrovamento sedimentale, dunque, si "offre" con i suoi motivi estetici, "scolpiti" e levigati dalle acque, all'accesa fantasia di Sabatiello e ne diviene il suo personalissimo biglietto da visita."
Dr. Donat Conenna

GIOVANNA BENEDUCE
Giovane artista milanese versatile in un incessante ricerca, che spazia dagli acquarelli alla sperimentazione dove si incontrano esperienze di viaggio, dialettica con l'evocazione di mondi tradizionali, materiali esotici e tecniche innovative, Giovanna Beneduce manifesta peculiarità particolari nelle tavole dipinte con colori acrilici. Quì la sua opera si può innovativamente definire, con tutti i limiti di ogni tentativo di classificazione, un raro e prezioso esempio di "pop art classica".
Dagli stilemi tipici dell'idea di "pop art", quale arte che, nella ricerca della qualità e di un propria perfezione, rivive un immaginario accessibile a tutti in quanto narrante i topoi ricorrenti della società contemporanea, Giovanna estrae e reinventa, con un taglio unico e riconoscibile, un linguaggio nel contempo suggestivo e limpido: forme fluide ed accattivanti, colori intensi è simbolici, una semplificazione dei tratti ormai giustamente strutturale ad una comunicatività più efficace e diretta, in sintesi una narrazione pittorica che ritesse, nella frammentarietà e dispersione contemporanea, il senso dell'unità e della comprensione.
Oltre a ciò nei quadri di Giovanna si ammira un respiro "classico" all'interno del lavorìo di mediazione linguistica. classico per la sua attenzione alla psicologia e alla gestualità dei volti e della struttura compositiva, classico per la sensibilità alla centralità della persona umana, che non viene mai ridotta a pura essenza, ma sintetizzata nel proprio vissuto unico e irripetibile.
Il modello stilistico, che richiama la grafica ma senza citazionismi, serve proprio per universalizzare espressivamente le individualità uniche rappresentate.
Estremamente eclettica appare poi l'iconologia affrontata da Giovanna Beneduce: dal multiculturalismo mediato dal viaggio alla riformulazione di icone postmoderne come James Dean, fino alla rivitalizzazione del modello tipico del ritratto, singolo o di coppia, con una passione particolare per l'universo della figura femminile.
Questo in sintesi la cifra unica di una giovane artista milanese meritevole di ogni attenzione e di valorizzazione.
Avv. Giacomo Maria Prati

TINAMARIA MARONGIU
Suggellate all’interno di teche di materiali in plexiglass e forex (installazioni - opere oggetto di poesia visiva) prodotto di una elaborazione interiore, intendono esprimere momenti di gioia, di malessere personale e sociale, che accompagnano e minano il nostro tempo.
Frammenti di vita e di pensieri percepiti come in uno scatto fotografico, rappresentante la quotidianità spesso osservata dal lato più crudo, toccante e rappresentativo di un universo in fase di continuo mutamento e in disfacimento.
La snervante richiesta del collettivo, sempre più incalzante, di una omologazione e standardizzazione, che tende a soffocare la personalità dell'individuo, e che genera grande insoddisfazione, confusione e malattia nel proprio 'essere al mondo'.
Questo nostro mondo, così fragile e in continuo sconvolgimento, sconquassato costantemente da catastrofi naturali, grazie anche alla sapiente mano dell'uomo, che con il progresso accompagna al patibolo la terra e se stesso, nella sua distruzione.
I materiali utilizzati sono fra i più svariati: le 'pillole' e tutto quello che 'cura', simbolo principe di un malessere fisico-esistenziale. Cera, carta, legno, raffia, fiori, catrame, materiali ed oggetti di uso comune, atti a rappresentare pensieri, accadimenti e vissuti estemporanei.
Intercettazioni di un 'IO' sensibile, di momenti di vita, che lasciano un segno e che si traducono in 'Opere Oggetto'.
Maria Casu

Carlo Scarpa il grande architetto veneziano invitava i suoi allievi a considerare e conoscere la grande importanza dei materiali usati per poter raggiungere il risultato sperato. Una grande lezione che nell'epoca in cui si tende a esaltare l'effimero tende ad essere troppo spesso dimenticata. La stessa sapienza e amore per la qualità dei materiali li ritrovo nelle opere di Tinamaria Marongiu. Una conoscenza accompagnata dal gusto per l’indagine sulla crisi umana contemporanea rappresentata dalle pastiglie, il simbolo del benessere psicologico.
Ricordo come Carlo Mauri nel suo viaggio sulle tracce di Marco Polo raccontasse come certi popoli tenessero le pastiglie di antibiotico in mano pensando che fossero come dei talismani. Un'interpretazione semplice che può portarci a sorridere. Ma il comportamento dell'uomo evoluto non è dissimile. Noi le ingoiamo non rispettando spesso le dosi e i tempi. Puntando sempre sull'effetto miracoloso. Il percorso della "magica pillola" ci fa sentire più sicuri. Ed ecco allora pillole studiate nella forma, nel colore per renderle accattivanti come confetti. Ma non sempre possono soddisfare i nostri desideri. Ecco allora il tutto definito dal contenitore in plexiglass. Un contenitore che serve a tenere sotto controllo il desiderio espresso da colori riposanti come l'azzurro, il verde acqua ma anche il sogno come atto di positività. Non si può non sognare. Il sogno è la vita stessa. Forse l'opera diventa la soglia tra l'essere e l'avere. Una soglia instabile, oscillante tra paradiso ed inferno. E spesso la piccola, insignificante, accattivante pillola ne è la soglia. La durata effimera ci porta al consumo eccessivo. Eccessivo, continuo...dirompente. Quindi il titolo stesso delle sue opere ci riporta al mondo magico delle scatole, contenitori che possono ingoiare, conservare o proteggere i nostri ricordi. Strumenti messi a disposizione del nostro essere che non sempre riesce a ragionare nei termini di equilibrio.
Giancarlo Da Lio
 

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