MARIA
TERESA SABATIELLO
L'artista
Maria Teresa Sabatiello rappresenta l'essere come un avvolgersi continuo
di materia. Metafora filosofica di ardito valore, di grande impatto
emotivo e intellettuale, intrisa di simbolismo voluto e onorato dall'artista
in quanto portatore di un messaggio immediatamente percepibile. Colori
caldi modulati in campiture fredde completano l'opera rendendone
più immediata la fruizione.
Una natura umanizzata, che può essere lo specchio di ciò che
oggi viviamo. Senza ritegno, senza paura che un giorno il nostro ambiente
possa prendere il sopravvento. Sabatiello indica una strada, quella della
scelta, che può essere libera o costretta, e non sempre, il secondo
caso rappresenta il peggio
"Sorpresiva. Inquietosa. Fantasmica. Genialista. Si potrebbero così coniare
i più arditi neologismi per definire l'operazione – naturalistica
per eccellenza – di Maria Teresa Sabatiello, che svolge quella che
possiamo chiamare una trasformazione del prodotto "frattale" (la
pietra marina) in opera d'arte, cioè lavorata dall'uomo e finalizzata
ad un tema concettuale (e non concettuoso), artistico e non artigianale.
Certo, occorre inventiva, prendere un ciottolo vulcanico reso in(espressivo)
dalle maree e poi portarlo ad una dignità psico-artistica, certo
occorre una dose di surrealismo, come pochi nel Nocento ci hanno dato,
tanto ingegno e l'oggetto naturale è elevato a fatto d'arte dalla
trasformer campana. Il ritrovamento sedimentale, dunque, si "offre" con
i suoi motivi estetici, "scolpiti" e levigati dalle acque, all'accesa
fantasia di Sabatiello e ne diviene il suo personalissimo biglietto da
visita."
Dr. Donat Conenna
GIOVANNA
BENEDUCE
Giovane
artista milanese versatile in un incessante ricerca, che spazia dagli acquarelli
alla sperimentazione dove si incontrano esperienze di viaggio, dialettica
con l'evocazione di mondi tradizionali, materiali esotici e tecniche innovative,
Giovanna Beneduce manifesta peculiarità particolari nelle tavole
dipinte con colori acrilici. Quì la sua opera si può innovativamente
definire, con tutti i limiti di ogni tentativo di classificazione, un raro
e prezioso esempio di
"pop art classica".
Dagli stilemi tipici dell'idea di "pop art", quale arte che,
nella ricerca della qualità e di un propria perfezione, rivive un
immaginario accessibile a tutti in quanto narrante i topoi ricorrenti della
società contemporanea, Giovanna estrae e reinventa, con un taglio
unico e riconoscibile, un linguaggio nel contempo suggestivo e limpido:
forme fluide ed accattivanti, colori intensi è simbolici, una semplificazione
dei tratti ormai giustamente strutturale ad una comunicatività
più efficace e diretta, in sintesi una narrazione pittorica che
ritesse, nella frammentarietà
e dispersione contemporanea, il senso dell'unità e della comprensione.
Oltre a ciò nei quadri di Giovanna si ammira un respiro "classico" all'interno
del lavorìo di mediazione linguistica. classico per la sua attenzione
alla psicologia e alla gestualità dei volti e della struttura compositiva,
classico per la sensibilità
alla centralità della persona umana, che non viene mai ridotta a
pura essenza, ma sintetizzata nel proprio vissuto unico e irripetibile.
Il modello stilistico, che richiama la grafica ma senza citazionismi, serve
proprio per universalizzare espressivamente le individualità uniche
rappresentate.
Estremamente eclettica appare poi l'iconologia affrontata da Giovanna Beneduce:
dal multiculturalismo mediato dal viaggio alla riformulazione di icone
postmoderne come James Dean, fino alla rivitalizzazione del modello tipico
del ritratto, singolo o di coppia, con una passione particolare per l'universo
della figura femminile.
Questo in sintesi la cifra unica di una giovane artista milanese meritevole
di ogni attenzione e di valorizzazione.
Avv. Giacomo Maria Prati
TINAMARIA MARONGIU
Suggellate
all’interno di teche di materiali in plexiglass e forex (installazioni
- opere oggetto di poesia visiva) prodotto di una elaborazione interiore,
intendono esprimere momenti di gioia, di malessere personale e sociale,
che accompagnano e minano il nostro tempo.
Frammenti di vita e di pensieri percepiti come in uno scatto fotografico,
rappresentante la quotidianità spesso osservata dal lato più crudo,
toccante e rappresentativo di un universo in fase di continuo mutamento
e in disfacimento.
La snervante richiesta del collettivo, sempre più incalzante, di
una omologazione e standardizzazione, che tende a soffocare la personalità dell'individuo,
e che genera grande insoddisfazione, confusione e malattia nel proprio
'essere al mondo'.
Questo nostro mondo, così fragile e in continuo sconvolgimento,
sconquassato costantemente da catastrofi naturali, grazie anche alla sapiente
mano dell'uomo, che con il progresso accompagna al patibolo la terra e
se stesso, nella sua distruzione.
I materiali utilizzati sono fra i più svariati: le 'pillole' e tutto
quello che 'cura', simbolo principe di un malessere fisico-esistenziale.
Cera, carta, legno, raffia, fiori, catrame, materiali ed oggetti di uso
comune, atti a rappresentare pensieri, accadimenti e vissuti estemporanei.
Intercettazioni di un 'IO' sensibile, di momenti di vita, che lasciano
un segno e che si traducono in 'Opere Oggetto'.
Maria Casu
Carlo Scarpa il grande architetto veneziano invitava i suoi allievi a considerare
e conoscere la grande importanza dei materiali usati per poter raggiungere
il risultato sperato. Una grande lezione che nell'epoca in cui si tende
a esaltare l'effimero tende ad essere troppo spesso dimenticata. La stessa
sapienza e amore per la qualità dei materiali li ritrovo nelle opere
di Tinamaria Marongiu. Una conoscenza accompagnata dal gusto per l’indagine
sulla crisi umana contemporanea rappresentata dalle pastiglie, il simbolo
del benessere psicologico.
Ricordo come Carlo Mauri nel suo viaggio sulle tracce di Marco Polo raccontasse
come certi popoli tenessero le pastiglie di antibiotico in mano pensando
che fossero come dei talismani. Un'interpretazione semplice che può portarci
a sorridere. Ma il comportamento dell'uomo evoluto non è dissimile.
Noi le ingoiamo non rispettando spesso le dosi e i tempi. Puntando sempre
sull'effetto miracoloso. Il percorso della "magica pillola" ci
fa sentire più sicuri. Ed ecco allora pillole studiate nella forma,
nel colore per renderle accattivanti come confetti. Ma non sempre possono
soddisfare i nostri desideri. Ecco allora il tutto definito dal contenitore
in plexiglass. Un contenitore che serve a tenere sotto controllo il desiderio
espresso da colori riposanti come l'azzurro, il verde acqua ma anche il
sogno come atto di positività. Non si può non sognare. Il
sogno è la vita stessa. Forse l'opera diventa la soglia tra l'essere
e l'avere. Una soglia instabile, oscillante tra paradiso ed inferno. E
spesso la piccola, insignificante, accattivante pillola ne è la
soglia. La durata effimera ci porta al consumo eccessivo. Eccessivo, continuo...dirompente.
Quindi il titolo stesso delle sue opere ci riporta al mondo magico delle
scatole, contenitori che possono ingoiare, conservare o proteggere i nostri
ricordi. Strumenti messi a disposizione del nostro essere che non sempre
riesce a ragionare nei termini di equilibrio.
Giancarlo Da Lio |