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2 - 28 maggio2009


Quando la pittura incontra il gioiello
Cos’è l’arte? È una manifestazione esteriore di un movimento interiore? Come si rivela?
Se guardiamo alla storia della cultura, la parola arte annovera numerose e spesso disparate forme di espressione. Se consideriamo i graffiti preistorici, i mosaici, gli affreschi medievali, fino al quadro da cavalletto o alla statua celebrativa, ci rendiamo conto che la destinazione di un'opera d’arte è evoluta nel tempo a seconda della sensibilità di chi viveva in una determinata epoca. Nella società attuale siamo circondati da arte, poiché essa è uscita dal tradizionale circuito chiuso ed elitario ed è, per la prima volta veramente, alla portata di tutti.
E allora la domanda iniziale si rivela centrale, con una sfumatura tutta nuova.
Se per le opere in pittura di Itala Gasparini spesso si può chiamare in causa la tradizione millenaria del medium e per le opere di Moniblu si può fare riferimento alla storia del gioiello, che ha tracciato un percorso parallelo alla pittura, raramente si è discusso, mettendole in relazione, del rapporto tra queste due forme espressive. Eppure, essendo entrambe forme d'espressione attuali, si può stabilire un confronto costruttivo al fine di delucidare i caratteri comuni e quelli invece più specifici.
Se per una volta cerchiamo di andare al di là del primo elemento costitutivo delle opere di Itala Gasparini, il colore, che è anche uno dei caratteri salienti del suo stile, riusciamo a concentrarci sul movimento della linea portante, che è una caratteristica meno evidente (forse sovrastata dal colore squillante, saturo e in fin dei conti protagonista), ma altrettanto importante. Le linee della Gasparini sono molto varie a seconda del soggetto trattato: talvolta morbide, delicate, antropomorfe (come in Tracce di sci, Chiaro di Luna, Ermo colle, Nastri Rosa, La Cascata e l’Ulivo), altre volte rigide, rette, geometriche (come in Pioggia in Montagna, il Grattacielo Pirelli, il Naviglio, Chartres la Cattedrale), talvolta tormentate, decorative, quasi barocche (come in la Cattedrale, Barcellona, Cracovia). Nei gioielli di Moniblu questa linea estremamente varia è ravvisabile in tutte le creazioni ed è naturalmente in relazione con i differenti materiali impiegati, primo fra tutti il filo d'argento. Si tratta in entrambi i casi della struttura nascosta dell'opera, della spina dorsale senza la quale l'oggetto (quadro o bijou) non può esistere. Ben più importante di un elemento di composizione, la linea è qui essenziale.
I materiali, inoltre, sono un spunto interessante per stabilire un parallelo: Moniblu impiega materie preziose, che per la loro essenza stessa sono decorative, artistiche, pregiate: cristalli di vetro, Swarovsky, argento, pietre dure e resine. Il loro carattere decorativo è poi piegato, domato dal gesto dell'artista allo scopo di comunicare un messaggio. È questo il savoir-faire di un artista: saper utilizzare i materiali dell'arte al fine di interpretare un movimento interiore e di esplicitarlo con un oggetto. Perché, non dimentichiamolo, il risultato finale di un procedimento artistico è spesso e volentieri un oggetto, qualcosa di tangibile, di concreto. E così anche per le opere della Gasparini: qui, il materiale è il colore, l'acrilico, che l'artista predilige da molti anni ormai alla pittura ad olio. Ma talvolta l'artista ama servirsi di medium al fine di rendere il colore "materico", affidandosi alle sperimentazioni (come nella composizione dell'opera La Defense o in La Cattedrale di Lisbona).
E allora, per tentare di rispondere alla domanda iniziale, viene da pensare che l'arte sia in qualche modo collegata con un bisogno interiore, con un impulso recondito, con qualcosa di immateriale, ma che passi attraverso la creatività, la manualità, il talento di una persona, di un artista. Che sia insomma un’anima che abita degli oggetti, che li rende non solo belli, ma anche carichi di significato, di importanza, di vita.
E last but not least, non dimentichiamo che l'arte ha un rapporto molto stretto con la bellezza, sebbene molti artisti e correnti si siano, nella storia dell'arte, opposti a questa idea, creando delle opera volutamente "brutte". Se di fronte ad un'opera d'arte proviamo un sentimento di bellezza, non sentiamoci fuori posto, vuol dire che la maestrìa dell'artista ha raggiunto il suo scopo.
SM

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