CARLO
LORO
nota di Roberto Curione
L'artista,
nato a Lonigo in provincia di Vicenza e morto
a Torino nel dicembre 2002, rappresenta una
di quelle tante, valide figure che la critica
militante ha sottovalutato e che con grande
merito il Piemonte Artistico culturale sta
via via rivalutando.
Nel recentissimo passato con Sara Carbone e Ilio Burruni,
ambedue ultraottantenni e felicemente viventi, ora con
Carlo Loro, che ha saputo attraversare tutto il XX° secolo
catturandone l'emozioni e gli stimoli. Pittore precoce,
già a 15 anni circa ci presenta deliziosi acquarelli
e gradevoli olii. A 16 anni segue i corsi dell'Accademia
Cignaroli di Verona, meritandosi alcune borse di studio
che gli consentono di terminare gli studi. Da sempre sensibile
all'arte sacra, al primo periodo post diploma risalgono
notevoli ritratti del volto di Cristo ed alcune Crocifissioni.
Come molti veneti deve cercare fortuna altrove e così
per mantenere la sua amatissima moglie e le figlie ottiene
un lavoro alla Savoia Marchetti, allora all'apice nella
progettazione aereonautica. E proprio a Torino, nel 1946,
riesce ad allestire la sua prima personale, sotto gli auspici
di Felice Casorati. Di questo rapporto rimane un piccolo
quadro, esposto al PAC, su Pavarolo, ove Casorati dimorava.
Figlio d'un eccellente decoratore e musicologo autodidatta,
Carlo Loro ha sempre amato creare opere dai ritmi e dai
colori musicali. Apprezzabile anche come scultore, ci ha
lasciato una testa di fanciullo non inferiore a quella
notissima di Medardo Rosso.Nonostante un forte legame con
Lionello Venturi, il mentore dei "6 di Torino" e
di tanti altri artisti subalpini, forse per il suo caratteremodesto,dedito
all'amore vero per l'arte, umilmente esemplare,
Loro visse in orgogliosa solitudine. L'artista trascorse
anche qualche tempo in Francia, ove fu apprezzato da Picasso
stesso, per la sua capacità di riprodurre la luce.
Un pittore che ha saputo, pur rimanendo sempre uguale a
se stesso, recepire, come detto, tutti gli stimoli del
Novecento. Dalla ritrattistica fedele dei primi anni, all'arte
sacra, dai paesaggi tratteggiati dell'amata Lonigo a quelli
più intensi del dopoguerra, fino alla lezione di
Braque e Picasso, passando per Matisse e Van Gogh.
Come tanti artisti non allineati è apprezzato più all'estero
che in Italia. Gà presente alla Biennale di Venezia
del 1950, "le Figaro", nel 1960 giudica il pittore
veneto come ""un mistico moderno, che lo isola dalle
correnti esteriori. La sua tendenza cubista è individualizzata
dall'angoscia, dal patetismo. Nulla d'ermetico, ma autentica
sintesi". Ci piace ricordare la sua firma, quasi futurista,
che sarebbe piaciuta a Tommaso Filippo Marinetti, poiché,
come per la sintesi appena citata, si legge "cloro".
Roberto Curione - 2010
Piemonte Artistico Culturale
Piazza Solferino 7 - Torino
fino al 6 marzo 2010
orario: da lunedì a sabato ingresso libero
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