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"LUIGI SPAZZAPAN "
nota di Roberto Curione

Cherasco, splendida cittadina in provincia di Cuneo, continua nella sua politica culturale d'alto livello che nulla ha ad invidiare a centri più noti e di maggiori dimensioni. Presenta ora una mostra dedicata a Luigi Spazzapan.
Artista controverso già in vita per il suo cararttere non facile e non addomesticabile alla logica autoritaria ed ipocrita del suo tempo. Per questo tanto più interessante, anche agli occhi di chi scrive.
Nato a Gradisca d'Isonzo, nel 1889, ancora quindi cittadino asburgico, rivela nella sua opera un segno nostalgico di quell'incredibile e unico insieme di culture che fu questa propaggine sud della Mitteleuropa. L'artista giunse a Torino nella metà degli anni '20, ma non s'integrò mai nella società locale, che con la sua supponenza e difficile apertura, era l'antitesi esatta del crogiuolo che gravitava attorno a Trieste. E che solo le divisioni politiche del secolo scorso hanno spezzato quasi definitivamente. Va detto, tuttavia, che la città conosciuta da Spazzapan, era forse la miglior Torino dal tempo dell'Unità d'Italia. Ricca di fermenti, proprio in campo artistico, non ancora totalmente ingrigita dal soffocante predominio mono-industriale.
Erano i tempi di Fillia, Pozzo, Mosso, Dijulgheroff , Balla, Mattè Trucco, Revelli di Beaumont e tanti altri esponenti del "futurismo subalpino" che proprio delle e dalla civiltà delle macchine seppe trarre gli spunti migliori. Macchine che non erano solo quelle a 4 ruote, essendo forte il richiamo che giungeva da Ivrea e dall'intelligenza della dinastia olivettiana.
Fondamentale, "repetita juvant" la figra di R. Gualino, che rappresentò la parte migliore della borghesia illuminata locale, che pagò duramente per il suo spirito libero, contrapposto all'opacità del Lingotto. In questo senso fu molto vicino a Spazzapan, anche attraverso Lionello Venturi. Che una critica di parte ha fatto poi passare come il grande protettore del "gruppo dei 6", evidenziato con molta enfasi. Forse perché di esso faceva parte "l'intellettuale organico" Carlo LEVI.
A Spazzapan, avendo un fratello anarchico, fu negato però un interessante lavoro all'Esposizione del 1928, a Torino, celebrativa delle vittorie di Emanuele Filiberto, 400 anni prima. Attratto in seguito dal razionalismo, per vivere l'artista fu costretto a lavorare come illustratore a "La Gazzetta del Popolo", l'unico giornale liberale sopravvisuto al Risorgimento. Cominciò a ritrarre la città che lo "ospitava", ma allo scoppio della guerra si rifugiò nel pinerolese, da cui rientrò solo nel '45, trovando lo studio, con molte sue opere, devastato dal fuoco. Iniziò così, con ulteriore impeto di ritrosia verso l'ambiente culturale torinese. Le sue opere diventano un misto d'astrazione e figurazione, con personaggi misticheggianti quali Santoni ed Eremiti.
Si evidenziano richiami ad El Greco, specie in "Santoni con le colombe", così come la ricerca informale più spinta, è evidenziata dall'olio "Fiori e specchio".
Morirà nel 1958 e la mostra è celebrativa dell'anniversario.

Roberto Curione - 2008


Notizie utili:
Palazzo Salmatoris - Cherasco
dal 26 luglio al 28 settembre 2008
Orari: da mart. a ven. h. 15,30 - 19, sab. e dom. 9,30 - 12,30 e 15 - 19
Ingresso: libero
Mostra e catalogo a cura di Cinzia Tesio e Luca Barsi, ediz. Città di Cherasco

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