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"PASS/O+"
di Francesco Lucifora

A partire da un'osservazione puramente ambientale, la geografia creativa contemporanea osserva diramazioni parallele alle mutazioni del vivere, gare spasmodiche verso la traduzione del presente.
L'arte moderna ha narrato per lungo tempo storie di percorsi individuali che raramente hanno condiviso spazi espositivi e presenza territoriale, questo è comprensibile leggendo la storia dell'arte come la storia della necessità umana di rispecchiarsi nelle visioni del tempo che viveva. Nulla è veramente cambiato, contrariamente a quanto si grida nei corridoi. È una forzatura parlare di arte contemporanea distinta da tutto il resto, dato che essa non indica una precisa modalità estetica come è avvenuto per il Realismo, per il Cubismo e perfino per la Land Art e la Videoarte: tutti gli artisti sono contemporanei dei loro contemporanei.

Questo equivoco allontana il pubblico dall'arte del presente.

L’intreccio dei percorsi creativi è invece una pratica specifica del contemporaneo perché i bisogni umani e i linguaggi si sono posti in crossover con altri e le dissonanze sono diventate parole di senso compiuto. Gli orizzonti si sono dilatati in percezioni visive ed è l’ambiente a divenire contemporaneo. Si procede sul filo della traduzione della realtà e non più sulla trasposizione della stessa.

PASS/O+ è da intendersi come un ambiente operativo. La presenza/assenza di un punto di contatto non costituisce discontinuità, ma costellazioni attive. La luce immersiva – Into the light - di Marina Giannobi è la vista di cui i visualizers quotidiani fanno uso nei loro attraversamenti metro-urbani, la focale si disperde e il contatto con i perimetri si allenta: il fine è cogliere l'emanazione temporanea dei soggetti prima che tutto sparisca; l'interfaccia dinamica è Stereo #1 di CaneCapovolto, serial frames destinati alla televisione e ricondotti al risveglio delle coscienze e alla ribellione contro la ripetizione: strumento ossessivo in mano ai media. La libertà di scelta è illusione. Posizionarsi è esistere. Nell'ambiente plastico di Sasha Vinci il monito è dimensionale: You are here, you exist. Tu sei qui. In qualunque posa e umore, che sia il luogo che ami o quello che hai tradito, esisti dove ti trovi/ano. La presenza che osserva traduce l'intimità che esponiamo. Esporre il rispetto del male verso il bene è la provocatoria installazione di Orazio Battaglia. Una struttura si innalza, il passaggio obbligato verso l'inedito evento: il diavolo ha forgiato tre chiodi d'argento per le carni del figlio di Dio, la nobiltà riconosciuta per mezzo della materia, ugualmente acuminati, esteticamente letali.

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