"CIELI
SU TORINO" Il silenzio e l'insolito
di Stefano Rollero
Vi
invito alla lettura della sottostante motivazione
che mi ha ispirato a comporre il quadro.
Un significato che non si sovrappone al senso
più
autentico della composizione, alla mia intima
essenza artistica.
Bisogna aprirsi all'opera d'arte come ad
una sorta di esperienza mistica perché susciti
emozione...
(Stefano Rollero)
"Cieli su Torino"
Il silenzio e l'insolito.
Acrilico su pannello compensato cm. 150 x
110 (2008)
La chiamavano la piccola Parigi. '.....E i flussi di vita
che l'attraversano nelle strade simmetriche si riducono
a sorde vibrazioni lungo le venature chiare che l'incrinano.'
Nei primi del 1700 Vittorio Amedeo II chiamò
a Torino un giovane abate palermitano che aveva compiuto
a Roma i suoi studi e la cui fama si diffuse in Europa:
Filippo Juvara.
Cresciuto alla scuola dell'arte barocca, l'abate architetto
si era poi tuffato nelle forme classiche dei monumenti
romani.
Il nuovo architetto messinese riusciva a dare un nuovo
assetto alla città.
Città che di per sé già stava mutando,
incalzata dalla spinta dei tempi, dalle nuove strutture
organizzative delle campagne e da quelle produttive, che
determinavano un impellente bisogno di allargare i confini
con grandi vie di comunicazione.
Molti nobili, legati alla corte e allo Stato con alte cariche
lasciavano i castelli per prendere dimora in quella che
veniva definita 'la piccola Parigi': Il fervore costruttivo
si estese in eguale misura anche a filande, officine, cartiere,
negozi, richiamando i primi immigrati: siciliani, sardi,
e lombardi che abbandonavano la campagna per cercare a
Torino lavoro e benessere.
Cominciava a nascere, con l'eco stravolgente della rivoluzione
francese, una dimensione torinese puramente barocca, meno
sfarzosa, con lo scopo di stupire e suscitare meraviglia.
Possiamo vedere la città attraverso la descrizione
dei grandi viaggiatori del Settecento e del secolo Romantico:
Ghoethe, ad esempio, ebbe a dire "Torino è
una delle più belle, oltre che delle più
antiche città d'Europa".
Altrettanto appassionati i sentimenti del poeta Alphones
de Lamartine: "Je ne me figurais pas une ville auissi
belle que Turin....Plus j'avance, plus je vois d'autres
villes, moins j'espére de retrouver jamais Turin".
Dopo Vittorio Amedeo e i suoi successori fino all'alba
del 1 Gennaio 1861, Torino nella sua 'charme', aumenta
la sua prorompente teatralità, per le vie di Torino,
nei ristoranti e nei caffè si vedevano deputati
e senatori di quel primo parlamento italiano: Garibaldi,
Verdi, Bixio, D'Azeglio, La Marmora, Crispi, Cadorna, e
naturalmente Cavour.
Torino Capitale contava 186.000 abitanti. Si aprirono Ambasciate
e Ministeri, ed ogni settore lavorativo ne risentì beneficamente:
intanto continuava il cammino della rivoluzione industriale,
e le nuove idee.
Ma presto avvenne quello che ai torinesi sembrò
l'inizio della fine: la capitale trasportata a Firenze.
L'alto prezzo di questa rinuncia forse, permise all'identità
dei torinesi di rimanere immutata.
Qui sta forse il destino di Torino. Una città
che per rimanere nella storia non può fermarsi mai.
Si possono ricordare importanti traguardi che hanno accompagnato
il cammino del suo progresso, fu ad esempio la prima città a
realizzare l'illuminazione elettrica ed i grandi eventi
mondiali: L'Esposizione Internazionale del 1884, con la
creazione del Borgo del Valentino, nel 1911 con la grande
Esposizione Universale, (a ridosso del borgo Medievale
era sorta una vera e propria città, stupefacente
ed eterogenea, ora liberty, ora arabeggiante, tutta stucchi,
cupole, statue. (Un mondo incantato e affascinante, che
rimase a lungo nella memoria.)
Da ricordare l'esposizione internazionale per il centenario
dell'Unità d'Italia del Maggio 1961, fino alle recenti
Olimpiadi invernali.
Torino si esprime rivoluzionando l'impostazione sabauda:
in una discussione al 'caffè Burello' di Corso Vittorio
angolo via Rattazzi, il 1 Luglio 1899 si trovavano alcuni
amici; Giovanni Agnelli, Luigi Scarfiotti, Emanuele Bricherasio,
Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Ceriana Mayneri,
Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Luigi Damevino, Carlo Racca.
Questi, accumunati da un forte spirito imprenditoriale,
decidono di investire complessivamente ben ottocentomila
lire per un progetto relativo ad una invenzione americana
che, sfruttando l'energia termica di un motore alimentato
a benzina, consentiva rapidi trasporti.
Esattamente dieci giorni dopo nasce la 'Fabbrica Italiana
di Automobili di Torino', il cui atto costitutivo viene
registrato presso il notaio Torretta di via Arsenale 6
a Torino. Quello che succede successivamente è
storia nota.......
È un vero peccato...
Questa Torino del 2008 con il 'Grattacielo della Banca
Intesa-Sanpaolo' progettato da Renzo Piano, sconvolge la
Torino taurinorum, la città del barocco e liberty,
rovinando le suggestioni degli antichi palazzi, vie e chiese,
il suo aspetto esoterico, i suoi straordinari scorci visivi,
la sua architettura.......
A Torino la costruzione di edifici di grande altezza ha
riguardato casi sporadici: a parte l'edificio di Alessandro
Antonelli, pensato come 'Tempio Israelitico' ma adibito
poi a museo e chiamato Mole Antonelliana, diventato simbolo
della torinesità, (così come i 'toret', le
piccole fontanine che un tempo dissetavano i passanti con
un' ottima acqua proveniente da Balme).
Orgogliosamente oggi la Mole espone il Museo Nazionale
del cinema. Pensare che alla fine degli anni '70 l'Assessore
Costa Magna adibiva a suo uso personale una 'tavernetta'
nei locali sottostanti la Mole, invitava i suoi amici e
conoscenti ad allegre bevute di buon vino... Fu poi Diego
Novelli a dargli lo sfratto.
Il primo vero grattacielo (La torre Littoria di Piazza
Castello) viene costruito a celebrazione dell'ammodernamento
di Via Roma (anni '30) dopo la devastazione e demolizione
delle architetture barocche preesistenti, per ordine del
Duce.
Ogni importante città doveve avere una via centrale
per le parate delle camice nere! A questo si aggiunse la
corposa speculazione di Assicurazioni, Banche, etc, operata
già in nome della sicurezza ('via prostitute e mendicanti
dal centro cittadino!').
Il tema grattacieli riemerse nel dopoguerra (1948): l'edificio
di via Santa Teresa, il Reposi, di via XX Settembre, il
grattacielo di Piazza Solferino. Questi edifici rimasero
per lungo tempo privi di legittimità, costruiti
cioè senza licenza edilizia, a testimonianza del
fatto che all'epoca le decisioni in quanto a forme, luoghi
e quantità si rivelassero di competenza esclusiva
degli operatori privati.
La voglia di 'modernità' con la costruzione in centro
di grattacieli proseguì nel corso degli anni '50/'60.
Torino in quel tempo, impegnata a fronteggiare le ondate
migratorie che tutti conoscono, difficilmente si permetteva
operazioni celebrative di virtù che non fossero
direttamente legate alla produzione manifatturiera: così naque
il grattacielo Lancia in Borgo San Paolo, quello della
SIP in Corso Inghilterra, in restauro non per le esigenze
dei cittadini bensì per diventare il Palazzo della
Provincia, (ente che dovrebbe sparire!!!!) infine quello
della RAI a Porta Susa, bello e ingombrante, nato per ragioni
di visibilità aziendale, meno per quelle produttive,
che rimase a lungo disabitato.
Questo indica che la realizzazione dei grattacieli ha rilevato
nel tempo l'aspetto episodico, in ogni caso contrastante
con l'impostazione architettonica della città, della
sua 'forma urbis'. Infatti la realizzazione del grattacielo
di 180 metri di Renzo Piano sulla Spina 2 area centrale
nella zona Ovest di Torino, rovinerebbe lo 'skyline' ottocentesco
della Città, ben valorizzato dai giochi olimpici.
Il secondo gigante in vetro e acciaio (il nuovo Palazzo
della Regione Piemonte) spunterà nel 2010 nella
zona occupata dalla fiat lungo via Nizza, alto 155 metri
progettato da Massimiliano Fukas.
Secondo Guido Montanari, Storico urbanista, il problema
non è la qualità del progetto di Piano, ma
il contesto in cui si colloca.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologa
Italiana, dice che il nuovo grattacielo rappresenterà
l'emblema dell'insostenibilità ambientale applicata
'a scenari caratterizzati da bassa densità energetica'.
Le considerazioni del famoso architetto Piano possono essere
affascinanti, come l’idea sulla multifunzionalità,
ma chiunque visitasse il centro storico di Torino si renderebbe
conto che quest'opera è assolutamente fuori da ogni
schema architettonico della città, nonchè l'impatto
panoramico a colpo d'occhio risulterà devastante.
Inoltre la cornice delle alpi e in primo piano la mole
antonelliana, insieme al grattacielo saranno paragonabili
ad una scarpa da cerimonia ed uno zoccolo.
In definitiva per motivi di interesse economico (matrimonio
bancario e la giunta del Sindaco Chiamparino) 'tutto si
compie'! Nella carrellata che ho trascritto, tratteggiata
dagli eventi significativi della Città del Museo
Egizio, di Don Bosco, dei Savoia, degli Agnelli, della
Sindone, di Cesare Pavese, Gipo Farassino, Norberto Bobbio,
Rita Levi di Montalcini, della Fiera del libro, e delle
Olimpiadi. Ebbene basterà dunque recarsi al ponte
Sassi dove Salgari consumò i suoi anni e alzare
gli occhi al cielo per vedere il nuovo e trionfante grattacielo,
tripudio della new economy, e per un attimo come in un
gioco mentale, quella prospettiva annullerà
il silenzio e l'insolito.....
Voglio terminare questa riflessione di presentazione della
mia opera con un pensiero colto dal Blog di Adriano Celentano
( 'Cosa stà succedendo' www.celentano.it) : "Ben
venga quindi l'avvento della tecnica, poiché
essa è un valore immenso per il progresso che deve
andare avanti... Ma guai alla tecnica se il suo avanzamento
va a minare le bellezze delle cose. E la bellezza delle
cose è quella dell'arte impiegata nelle costruzioni
del passato, che pur coi suoi cambiamenti, ha retto fino
ai primi del '900. Un ponte necessario che separi le due
culture affinché non si elidano, come purtroppo
accade per oggi i brutali accostamenti fatti dai comuni
irresponsabili."
Stefano Rollero 8.5.2008
L'opera: "Cieli
su Torino" sarà esposta
nell'ambito della mostra collettiva organizzata
dalla Associazione Artistico-culturale 'Armò-nia'
di Settimo Torinese presso lo spazio espositivo;
Chiesa della Antica Pieve, P.zza Alpini, Settimo
Torinese ( addiacente alla Biblioteca Civica
'Gasti'.) dall' 28 maggio al 2 miugno 2008.
(Appena disponibile pubblico brochure dell'evento).
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