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ENRICO
BESSO
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L'arte sublimazione dello spirito
di Reno Bromuro
Quante volte
molte persone che credono nella Poesia e nell'Arte, corrono
trafelati da una libreria all'altra per cercare e possibilmente
comprare libri di Poesie dei "Giovani poeti spagnoli", poesie
di Mario Luzi, Elio Pecora, Walter de Mauro, Alberto Bevilacqua
e non si accorgono che le migliori raccolte di poesie non
si trovano in librerie perché i "boss del Racket dell'Arte"
non vogliono che ci siano, perchè reazionari, oppure
non vogliono vedere; però sanno che "I Poeti che
sublimano l'Arte sono quelli senza Editore".
Questo stato di cose ha permesso la rovina e il franamento
quasi completo dei valori spirituali, perciò oggi dobbiamo
preoccuparci di pubblicizzare e valorizzare, nel giusto merito,
il nostro preziosissimo patrimonio spirituale che vogliono
perduto o relegato nel sottobosco, poichè il Poeta
è costretto, però anche lieto, di pagarsi la
pubblicazione delle proprie opere, perchè cosciente
che solo in questo modo si può uscire dal "ghetto
del sottobosco letterario" cui vogliono relegarli, per
evocare, dal mondo dello spirito, tutte quelle energie sane
e vitali che sono state per troppo, lungo tempo soppresse
nella sciagurata ipotesi che di loro il Racket dell'Arte vuole
che si faccia a meno; ed allora dobbiamo cercare di rieducare
le nostre anime a quei principi e fermenti che hanno la potenza
e possono compiere il miracolo di ritrarre l'umanità
da una situazione quasi disperata: sconfiggendo in tutto e
per tutto "Il Racket dell'Arte".
Vi ho già assicurato che una larga messe di tali fermenti
ed energie la possiamo attingere soprattutto nel campo dell'arte,
con la Poesia, con l'Arte Pittorica, con la Scultura, con
la Musica, ecc...; tanto più che essa esercita sul
cuore umano, una grande influenza, un potere affascinante
di prim'ordine, di straordinaria efficacia.
Se il Racket dell'Arte chiude le porte e contesta il primato
in molte branche dello scibile umano, non capisco perchè
si accaniscono nel campo dell'Arte, forse perchè sono
coscienti che è il Poeta che fa la rivoluzione, questo
è il riconoscimento unanime. Da ciò sorge il
sacrosanto dovere ed il privilegio di coltivare intensamente
ed appassionatamente tale campo, affinchè, anche nel
loro ambito, la Poesia possa espletare e compiere quell'altissima
missione assegnata al Poeta, da Dio maestro insuperabile delle
genti, e possa così tornare a nuova vita, riconquistando
la meritata grandezza, il suo splendore e potenza.
In fatto di libri di giovani Poeti italiani (quelli stranieri
vengono editi e divulgati a iosa dai più celebri editori)
ho costatato, con vero disappunto, da oltre trent'anni, che
in commercio vi è una grande penuria di nuove leve
ma tanta evoluzione di "autori di cassetta".
Parlando col mio giovane libraio, nella speranza mi esponesse
qualche copia del mio libro, al suo diniego, ufficializzato
dal fatto che non possono esporre opere che non siano state
permesse dal distributore, gli ho detto: "Ma lo spirito
come può nutrirsi senza la Poesia e libri di Arte?",
"E lei crede ancora che ci sia uno spirito?" Ha
risposto. A tale risposta sono rimasto allibito; poi ho chinato
il capo e, mogio mogio, mi sono allontanato, dicendo fra me:
"A qual punto siamo arrivati!... Si giunge perfino a
mettere in dubbio l'esistenza dello spirito per giustificare
la mancanza di uno dei suoi più importanti alimenti,
i libri di arte!... Allo stesso modo chi ha fame o sete, per
attutire i morsi assillanti di tali bisogni, potrebbe fare
una cosa semplicissima, mettere in dubbio l'esistenza dello
stomaco, solo perchè egli non riesce a procurarsi il
cibo".
Ma il cibo spirituale di cui mi sazio e vi offro come omaggio
è il mondo poetico di Enrico Besso,
Alias EBY, che come tanti altri Poeti che
danno "il miele del loro spirito" in cambio di Pace
per tutti, che potrebbe stare benissimo sostituire uno di
quei poeti di cassetta la cui poesia è diventata arida
e dissanguata.
Enrico Besso oltre a proporre alla nostra meditazione le pagine
di uno studio che, nell'ultimo trentennio è stato causa
prima d'un ripensamento del problema della poetica italiana,
Enrico Besso attraverso le sue liriche, iniziando da "Marta"
Marta
Non ho più suoni da darti, nè sdraio
da fumarti all'ombra di questi denti
gialli che non ridono, Marta, più.
Cenni leggibili di quel che siamo
stati, sul salice piangente, poi
null'altro che gramigna e foglie secche,
silenzi e mal di pancia, aborti e sere
a scrivere parole verticali.
Io e te, siamo una sola solitudine,
amanti che non amano se stessi,
murales che la pioggia ha scolorito.
Stringimi forte al seno, Marta, lascia
che la paura smaghi nella notte,
domani, coglierò per te quest'uomo
detta un'organica sistemazione tematica alla poesia e una
forma metrica, che molti si sognerebbero di possedere, sviluppando
argomenti d'interesse musicale estetico ed interpretativo.
Sì da dimostrare quanto siano necessarie anche le affermazioni
formulate dall'estetica, e che trovino poi una riprova nella
diretta lettura della poesia, giunge, implicitamente voluto,
a rispondere d'aver interpretato il suo sentire senza accettare
imposizioni esterne al suo "Io creativo".
Besso al di fuori o al di là della temperie storico-culturale
in cui viene a trovarsi, rimane fuori di ogni situazione per
essere solo uno "senza scuola", ma di farla. In
realtà, Besso esterna il suo interesse per sottolineare
le numerose componenti di quella poesia che non perde mai
di vista l'unità fondamentale, anche se talune suggestive
tesi interpretative potrebbero adattarsi più a un Poeta
del decadentismo europeo che a un Poeta della nuova leva del
terzo millennio.
Ma è anche vero che, per chiarire e giustificare le
insanabili fratture, i traumi, le innegabili morbosità
che si riscontrano in alcune correnti poetiche attuali, Besso
possa anche ricorrere alle teorie freudiane e insistere sulla
"separazione totale della creazione poetica dalla coscienza
normale, perciò questo lavoro si svolge in uno stato
profondo dove il poeta assume un'altra personalità:
e poi, tornato in sè, possa respingere con un rifiuto
e una condanna il suo stesso capolavoro".
Paola
Paola che se la terra avesse un nome da germogliare lentamente,
a poco a poco, fiorirebbe nel suo seme a marzo tra le foglie
delle primule.
Paola che ride quando piange e piange troppo spesso, che scrive
della vita e poi s'accorge ch'era una poesia.
Paola che la domenica mattina non trova il tempo per andare
in chiesa e aspetta che la chiesa vada a casa sua.
Paola che ama, che amava, forse, come quella canzone con il
cielo in un cassetto (o forse era una stanza).
Paola che ancora pettina le bambole.
Qual è dunque l'aspetto positivo del "Mondo Poetico
di Enrico Besso?" nelle liriche contrastanti e antitetiche,
dove ognuna trova il posto a sè, mai una uguale all'altra,
oppure sullo sfondo della ricerca musicale della parola che
gioca col sorriso e la satira della contemporaneità,
ma tenendo presente il richiamo deciso delle regole metriche
che attraggono alla lettura come un canzoniere, senza discostarsi
dall'humus culturale in cui affonda le sue radici, discutendo
tra sé e sé intorno a questioni di carattere
più strettamente universale, approfondendo o correggendo
dati e deduzioni false in cui si è incorsi nel passato; Egli
indaga nei contributi, sui legami, che sente do avere, con
la cultura del suo tempo, non solo italiana; per "essere
documento storico e rumore del suo tempo", come è
stato Dante per il suo tempo, come il Marino per il suo.
Documento storico e rumore: documento perchè canta
il suo tempo, rumore perchè il suo canto fa "rumore",
ciò fa discutere i critici, anche se un editore che
si rispetti busserà mai alla sua porta.
L'acero sfocato
Sbrinchia di rabbia anche il cielo stanotte che del saperti
chiara e trasparente non vuol conoscere ragione e sfora nel
lampo a falcaia di questa cenere.
Ti ho amata come il girasole il giorno, l'ubriaco la sua bottiglia
vuota, averti nell'assenza e nell'assenza perderti, per quietare
un pò l'attesa.
Guarda com'è ridotto questo amore, fiati che sgranano
altri nomi e sguardi che s'intravedono distanti a un passo
e sullo sfondo l'acero sfocato.
Se solo un ciuffo di parole nuove aperto come terra alla deriva,
potesse tacitare quest'orgoglio, ti cercherei le mani per
trovarle.
Questa lirica offerto da Besso, nella mobilità e varietà
dello schema strutturale e metrico, dà la possibilità
al lettore di usare il contenuto e le parole in un intimo
rapporto con i momenti dell'ispirazione e le necessità
rappresentative; poichè il Poeta vi ha saputo imprimere
l'arioso canto del "Carme" una sua originalità
mediante l'adozione di "irripetibili, inimitabili caratteristiche
strutturali, formali e sostanziali".
Ma, non tanto alla tradizione petrarchesca, come qualcuno
potrebbe sostenere, piuttosto si potrebbe farlo risalire al
sonetto, per il suo alito realistico-borghese: "Ti ho
amata come il girasole il giorno, l'ubriaco la sua bottiglia
vuota".
Destino
Ràntola l'aria dal soffitto al cielo avvinta al
punto di quel non ritorno
e di scommesse e pipistrelli rosa sbotta le labbra al taglio
della sera.
Vivendo sottovoce fuori chiave s'adorna del destino i suoi
colori e urtando frasi assenti di speranza gioca nelle parole
una poesia.
Chi piangerà nei semi delle carte? Nei fondi di caffè
o nell'olio santo? È scritto nel futuro che è
già ieri, tu mio domani mia disperazione.
Ho soltanto accennato ad alcune liriche che sono presentate
qui, ma si potrebbe aggiungere ben altro intorno alle numerosi
liriche pubblicate nel suo sito e nell'unica raccolta pubblicata
"Cantando", dalla cui lettura si trae il convincimento
che la fortuna critica del poeta Enrico Besso s'è ormai
consolidata sino al punto che Egli è oggi ritenuto
uno "caposcuola" della nostra storia letteraria
e tra i maggiori di questo Terzo Millennio.
È anche vero tuttavia che c'è ancora da percorrere
un lungo cammino per la piena comprensione del mondo poetico
e della personalità di Besso.
E intanto sarebbe opportuno che qualche editore serio si facesse
avanti per pubblicare (in forma cartacea) l'intero corpus
dei suoi scritti, in versi e in prosa, che giustamente meriterebbe
per la pace dei lettori e nostra.
Baciami
Baciami in bocca vento di scirocco e sgrana questo cuore
ormai maturo, ché nel crepuscolo senza colori non parla
ma si sente il mio silenzio.
In questi giorni di calze di lana, lontano dall'odore del
sambuco, ronzano versi che non ho mai scritto e sulle fratte
spoglie dell'inverno belano le parole inascoltate.
Mai più ringhiere fredde sulla fronte e il ferro caldo
sopra le camicie, mai più poesie vestite d'abitudine
e sillabe contate ad una ad una, il vento solo mi sarà
da voce
Questa lirica affascina subito per il ritmo costante e canterino
come il battito di un cuore; poi per le parole che seguendo
il ritmo del cuore scalano le vette del sentimento e ti costringono
alla meditazione; proprio come l'onda che va e viene in un
immenso tratto di mare per unirsi al battito fremente e abbraccia
la vita come un innamorato fedele.
Oserei affermare che il Poeta ha realizzato questa lirica
avendo il mare nel pensiero. Rafforza questo pensiero la "cadenza"
delle parole che "belano inascoltate". Sembra di
vedere Ulisse che per non sentire il canto delle sirene, di
cui ancora sussiste il mito nelle trasposizioni poetiche,
si ottura le orecchie; ma noi il canto lo udiamo come ci trovassimo
a passeggiare sulla battigia; proprio qui il verso trova una
delle sue più suggestive estrinsecazioni.
L'incantesimo che il Poeta ha creato è espresso con
sentimento ed ha la sua fonte d'irradiazione principalmente
nell'inseguimento dell'onda, nella sua mente e sulle poesie
"vestite d’abitudine" che non vuole vedere. Vuole
il verso libero come il Gabbiano il cielo; e come imprime
sulla tela il colore il pittore, lui dipinge le parole, facendo
della letteratura contemporanea, un ritratto crudo e realistico.
"il vento solo mi sarà da voce" ed ecco che appaiono
onde lievi che carezzano le sponde e si sente che il profumo
delle alghe si confonde con quello del Creato (il Vento);
bello anche quando diventa furioso e si scaglia contro "i
versi che non ho mai scritto e sulle fratte spoglie dell'inverno".
A questo canto pieno di luci e di armonia, io porgo omaggio,
perchè mi permette di amare maggiormente l'incantevole
realtà della vita.
La casa sul fiume
Tra i gerbidi campi d'inverno
s'incurva la luce del giorno
nell'ultima lingua di nebbia
e a guizzi smagando scollina.
Appare incantata la strada
che porta alla casa sul fiume,
fumante d'avorio e di gelo
si disfa nel vecchio sentiero.
C'è tutto l'amore che ho avuto
nel sole che tarda a venire
e tutto l'amore che ho dato
nei passi che avanzano lenti.
Un mazzo di versi
T'offro un mazzo di versi appena colti,
timidi come i fiori di lillà
e provocanti come i gelsomini.
Hanno lo stelo del legno di noce,
il profumo del granturco maturo
e le foglie dell'arancio selvatico.
Sgorgano come l'acqua di sorgente,
soffici come la neve d'inverno
e candidi come un viso bambino.
Hanno i petali del giacinto acquatico,
i pallidi grappoli di mimosa
e la profluvie di rose vermiglie.
T'offro un mazzo di versi appena colti,
sono i colori della buganvillea,
la loro morbida essenza di vita.
Sfogliali nei pomeriggi a mezz'ombra
sotto l'abbraccio dei salci piangenti
e tra le fratte spinose del cuore.
Amaritudini
Dilava la pioggia dai vetri,
che già declina obliqua l'ombra
dell'incorruttibile sera,
dal ballatoio sul cortile. Non sento il tuo odore da un anno
e prigioniero dei ricordi
fiuto come un cane randagio
ogni angolo del nostro letto.
Spengo la notte nei lampioni di strade che non conoscevo
e il giorno mi sorprende vivo
col cuore appeso ad un bicchiere.
Madre
Davanti al fuoco di torba fumante, l'odore del cuoio e
scarpe bagnate, come lo schiocco di una staffilata, sferza
i ricordi nascosti nel cuore. Non basta zittire i rimorsi,
madre, nascondere il dolore nella cenere, i ciocchi dell'odio
bruciano grevi nel fondo buio di uno sgarabattolo.
T'avrei voluta soffice di neve, lieve come le bocche di leone,
morbida come la spuma dell'onda. Con i capelli grigi ammatassati,
madre, t'avrei voluta accanto, invece, ti avessi mai per una
sola volta ...
Mamma
E mi ricordo quando mi accompagnavi a scuola, il grembiulino
bianco, la mia cartella nuova e il vestitino buono per la
festa mamma... questo ricordo solo resta. Chiamo il tuo nome
con quanto fiato ho in gola, starò con te, tu non sarai
mai sola. Colorerò d'amore il tuo sorriso, da grande,
mamma, carezzerò il tuo viso. Ti porterò con
me, t'insegnerò a volare, avrai qualcuno con cui poter
parlare e quando, a sera, mi stringerai sul cuore, avrai negli
occhi due lacrime d'amore. E mi ricordo ... quei tuoi capelli
bianchi, le labbra rosa, i tuoi begli occhi stanchi e la tua
voce, la tua figura onesta, mamma... questo ricordo solo resta.
Ti corro incontro, tra le tue braccia grandi, le mie paure,
i miei pensieri prendi e sul tuo volto non vedo mai tristezza,
la tua parola, un bacio, una carezza. Da grande mamma t'insegnerò
a volare, lassù nel cielo e poi a sfiorare il mare,
dipingerò il tuo cuore in paradiso, da grande, mamma,
carezzerò il tuo viso. E mi ricordo..., ma che ricordo
ancora e a cosa serve ormai quello che è stato allora, il
marmo freddo, il buio che rimbomba e tu, più bella,
riposi in una tomba. Non ho potuto darti quello che io volevo,
non ho potuto darti, ma forse lo sapevo. In fondo al viale
ho sotterrato il cuore, su quella terra si è spento il più
bel fiore. Da grande mamma t'insegnerò a volare, da
grande mamma ti porterò sul mare, ma passa il tempo
e tutto quanto prende, mi ascolti mamma..., son diventato
grande.
da "Cantando" - 1991
Cyber Sex
Se avessi la tua password t'amerei. Giuro! Formatterei
le mie emozioni e senza protezioni d'antivirus connesso al
tuo portale morirei. Navigherei per ore sul tuo seno, il mouse
ben stretto tra le mani, poi, aprendo piano piano la tua home
page, m'iscrivirei alla mailing list del cuore. Di quanti
giga è fatto questo amore? Quante login conoscono i
tuoi occhi? Nella top 100 dei tuoi sentimenti c'è solo
un posto vuoto a pagamento e allora, cara, sai cosa ti dico?
- Meglio scopare con la mia tastiera!
[da"Canti oltre la rete" - 2003 - NonSoloParole.com
Edizioni]
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