GILBERT &
GEORGE
recensione di Piersandro Coelli
Immaginiamo che Gillo Dorfles...Immaginiamo che al termine
delle 200 pagine del suo serio e documentato libro sul kitch
abbia lasciate 20 pagine bianche. E immaginiamo che quelle
20 pagine vengano scritte, o dipinte, da Gilbert e George.
Avremmo, in questo caso, trovati gli autori (o pittori? O
scultori? Non si comprende bene: forse fotografi) più
adatti a ridurre il kitch ad un festival patinato di cattivo
gusto. E certo, per antonomasia, kitch è cattivo gusto.
Ma più delle volte è assurto al rango di arte,
o per lo meno di manifestazione artistica. Basta saperlo usare
con parsimonia e buon gusto. Pensiamo, per esempio, a Baj
tanto per non allontanarci dai nostri confini. O guardiamo
alla pop art di Jasper Jones, al surrealismo di un Ernst e
di un Picabia.
Ma qui incominciamo a parlare di arte e di artisti. Il fatto
è che oggi vi sono pletore di artisti. Ed allora diviene
giornalisticamente facile annoverare in questa categoria anche
Gilbert e George.
Specialmente in un tempo come il nostro in cui il metro per
giudicare il valore delle opere altro non è che il
successo.
E indubbiamente la coppia inglese ha successo. E richiamerà
pubblico. Richiamerà pubblico? E se quel pubblico,
a commento, dicesse come si è sentito dire all'inaugurazione:
"simpatici" ?
Sarebbe un liquidarli? Sarebbe una non preparazione di chi
guarda? O non sarebbe il commento più serio?
Certo, approfondendo, quel "simpatici" lo si può
diversificare. Si può dire: colorati, ma non troppo,
provocatori, e anche qui non troppo perché sono talmente
inglesi da non saper dimenticare un certo loro a-plomb borghese;
patinati, questo sì perché le loro opere sono
lucidate, grandi, da paginone di Play Boy. E forse per questo
possono anche piacere. Quante cose piacciono che non sono
arte. E come è difficile che la vera arte possa piacere.
E perché tante immagini riscuotono successo? Tra le
altre perché rispecchiano l'oggi. E se l'oggi è
volgare e privo di contenuti il rifletterlo nelle proprie
opere fa sì che si sia al passo coi tempi.
In questo certamente Gilbert e George lo sono. Ma se si vive
in un periodo fatuo e se lo si rappresenta in modo altrettanto
fatuo non vuol dire che si faccia arte, ma semplicemente cronaca.
Simpatica quanto si vuole, bella, lucida, accattivante, ma
dentro cosa c’è? Viene il sospetto di poter rispondere:
il successo, il mercato, la vendita, la promozione di se stessi
(ed in questo i due inglesi, che volentieri si concedono alle
interviste, sono maestri) In una parola: bravi, belli, un
pò volgari.
C’è però un altro termine che sfugge: arte.
Rimangono in mostra al Castello di Rivoli dal 17 ottobre al
3 gennaio, poi le opere migreranno negli USA. Insomma un tour.
Lo fanno molti cantanti di musica leggera. Meno quelli che
suonano la musica sinfonica. Però al Castello di Rivoli
è bene andare. Vi è il primo piano con la collezione
permanente di arte povera e arte concettuale. È arte
difficile. È arte per iniziati. È...ma sto usando
la parola arte. E vi è il castello settecentesco in
se stesso. Con i suoi stucchi, le sue volute architettoniche
e il suo sobrio restauro che ne ha fatto un'ideale sede mussale.
Di questa sede Gilbert e George occupano il secondo e terzo
piano. Si può prendere l'ascensore. Se fosse occupata
o guasta fare 50 o più gradini significherebbe una
fatica per le gambe che ci si può risparmiare.
Piersandro Coelli - Milano 17.10.2007
Notizie utili:
Gilbert & George. La grande
mostra
Museo D'Arte Contemporanea - Castello di Rivoli (To)
Fino al 13 gennaio 2008
Orari: martedì-giovedì 10.00 - 17.00; venerdì,
sabato, domenica 10.00 - 21.00
Ingresso: € 6.50 intero; € 4.50 ridotto
Catalogo: Skira
Informazioni:
tel. 011.9565220
e-mail: info@castellodirivoli.org