IL MONDO PRIMITIVO DI LIGABUE
I suoi soggetti preferiti sono gli animali, domestici o feroci
non importa. Tigri dalle fauci spalancate e zanne appuntite,
leoni terribili, serpenti e rapaci che agguantano la preda
senza pietà e lottano per la permanenza in vita, o
galli che combattono, tacchini che fanno la ruota e cani in
ferma. Ecco Antonio Ligabue (1899-1965) il pittore autodidatta
della bassa padana, il pittore dell’instabilità mentale,
il dilettante 'genio', uno dei protagonisti del XX secolo
dalla stesura pittorica espressionista.
La sua è una vita vissuta drammaticamente, un'esistenza
condotta dentro e fuori il manicomio con un unico punto di
riferimento: il Po.
La grande e intensa sensibilità che afferma lo strazio
della sua anima, appare nei numerosissimi autoritratti in
mostra, che comprende oltre duecentocinquanta opere allestita
a Palazzo Reale di Milano:
ANTONIO
LIGABUE. L'arte difficile di un pittore senza regole.
Curata da Augusto Agosta Tota, l'esposizione mette in evidenza
il valore di un personaggio eccezionale della sfera dell'arte
italiana ed europea di là dall'ingannevole definizione
di naïf che l'ha accompagnato troppo a lungo disorientando
la comprensione. Alla luce di questa mostra al matt- così
era chiamato dai conterranei - è da collocare tra gli
esponenti più significativi di quel filone primitivo
che riaffiora sempre nelle sperimentazioni artistiche internazionali.
La rassegna è formata da dipinti ad olio - una quindicina
inedita - disegni, sculture ed anche oggetti a lui appartenuti
come la famosa motocicletta rossa, avuta in cambio di alcuni
suoi quadri e con la quale amava scorrazzare sugli argini
del grande fiume, vicino al capanno tra i boschi in cui viveva,
nei pressi di Gualtieri.
Di Toni, nato a Zurigo, sono note le tristi peripezie esistenziali
che hanno segnato tutto il suo dipingere. Dopo un'infanzia
difficile e tormentata e la morte della madre naturale, un'operaia
italiana immigrata in Svizzera, viene affidato ad un istituto
di rieducazione di Marbach e successivamente espulso dalla
Svizzera per la sua vita turbolenta. Arriva nel 1919 a Gualtieri,
paese d'origine dell'uomo, Bonfiglio Laccabue, che la madre
Elisabetta Costa, aveva sposato nel 1901 e l'impatto con il
nuovo ambiente, del quale non conosce nemmeno la lingua, si
rivela subito pesante e doloroso. I primi dipinti, dai quali
traspare il suo interesse per i paesaggi con le casette dai
tetti a punta e per gli animali in genere, risalgono alla
fine degli anni Venti e all'incontro con Marino Mazzacurati
che lo invita ad andare nel suo studio e provare la tecnica
ad olio. I suoi quadri prendono corpo dall'utilizzo di colori
usati con uno stile personale e dalla scelta di cromie accese;
spesso le bestie feroci sono inserite in un ambiente padano
idilliaco, mentre aggrediscono la preda o gli animali domestici
si azzuffano, metafora dell'eterna lotta dell'esistenza.
La sua difficile e tormentata vita, tutta marchiata da ricoveri
in istituti psichiatrici, difficoltà di comunicazione,
incomprensioni nei confronti della sua vocazione artistica
e stato di povertà estrema, è tutta dedicata,
fino alla morte a sessantasei anni, alla pittura e alla scultura,
nonostante le derisioni e i mancati riconoscimenti pubblici.
Con il passare del tempo e la conoscenza d'altri artisti,
il suo linguaggio rimane sempre suggerito dall'intuizione,
la forma è spesso dialettale e a volte anche sgrammaticata,
ma sempre espressiva e testimone del suo amore per gli animali.
Michela Sala - Milano 26.6.2008
Notizie utili:
ANTONIO LIGABUE. L'arte difficile di un pittore senza regole
Milano – Palazzo Reale – Piazza Duomo 12
Fino al 26 ottobre 2008
Orari: mar-mer-ven-sab-dom 9.30/19.30; gio 9.30/22.30; lun 14.30/19.30
Ingresso: € 9 intero; € 7 ridotto; € 4,50 ridotto speciale scuole
Catalogo Franco Maria Ricci
Informazioni: tel. 02.57501875