IL CICLO DEL TEMPO
Per iniziare un dialogo dal quale scaturiscano nuove sensibilità
si è pensato
di collegare idealmente mostre contemporanee ad altre di
arte antica o moderna: è il caso de
Il
ciclo del tempo di
Papetti e
Il
tempo delle Ninfee di Monet in mostra a Milano fino
al 27 settembre. Nella "corte interna" di Palazzo Reale è
montata una tensostruttura per la messa in opera di un'istallazione
formata da tre ambienti pittorici circolari nei quali il
visitatore può entrare. Sono tre grandi cerchi dal diametro
interno di otto metri ciascuno, dedicati uno all’
Acqua,
uno al
Bosco e il terzo al
Vento.
Appena entrati si è avvolti
dal colore, risucchiati dal vortice dell’aria o dallo sgocciolio
dell'acqua. I colori sono cupi, profondi, tendenti al notturno
e il gesto informale lascia sulla tela quelle tracce che
hanno origine nell’anima. Ma quello che è determinante sono
le visioni dilatate ben ventisei metri - alte tre – per cui
cadono quelle barriere che solitamente si frappongono tra
l'osservatore e l'opera quando la realtà rimane presente.
L'artista,
Alessandro Papetti (Milano 1958) pittore
colto, amato da Giovanni Testori, capace di suscitare forti emozioni quando tratteggia
personaggi e scene del nostro tempo, ha detto durante la presentazione dei suoi
lavori alla stampa che l'idea di questo ciclo di dipinti circolari è nata alcuni
anni fa per ripensare ed approfondire non solo la ricerca espressiva, ma anche
la sua posizione e il suo atteggiamento nei confronti della pittura. Da questa
riflessione è scaturita la necessità di non essere tradizionale, di dover
estendere i limiti di una situazione spazio-temporale dove non esista un inizio
e una fine, dove il gesto pittorico possa tratteggiare il principio e, nello
stesso tempo, anche il punto terminale senza l'esistenza di un centro.
I tre cerchi de
Il ciclo del tempo rappresentano l'osservazione e l'emblema
della cultura, racchiudono ciò che accade in alcuni momenti salienti della
vita. All'Acqua, tradizionalmente in blu, è legata una sensazione anormale:
mette in crisi lo spettatore gettandolo in una dimensione che non sembra far
parte del reale, ma degli ambiti dell'inconscio e dello sgomento. Nel bagno notturno
i corpi e i volti, dalle sembianze malinconiche un pò deboli, stanche
e i connotati espressionisti, si rivelano poco più di una visione improvvisa.
Tutte le tracce della natura e del paesaggio usuale sono sovvertite dal ripetuto
susseguirsi dei tronchi nell'opera ispirata al Bosco. Qui la presenza umana appare
quasi di corsa alla caccia di una via di fuga; ma è nel terzo cerchio
che Papetti va
alla ricerca di ciò che non ha peso e spessore: il Vento. È la
sfida della rappresentazione di quello che non ha struttura, ma che viene percepito
in tutta la sua intensità quando
assale e riempie i vuoti con la sua energia. Qui tratteggia un solo personaggio
in un territorio vuoto, dove tutto è spinto da una forza invisibile che invade
e coinvolge. La pennellata veloce dell'artista descrive un mondo silenzioso,
desertico, con il motivo costante di una luce livida. La scena è vuota, sembra
ruotare sotto le raffiche, anche la città in lontananza perde la sua definizione
sotto la pressione dell'aria che imperversa, quasi spostasse anche i pensieri
sottesi nelle ombre nerastre del terreno.
Michela Sala - Milano 6.9.2009
Notizie utili:
IL CICLO DEL TEMPO-ALESSANDRO PAPETTI
Milano – Palazzo Reale - Piazza Duomo 12
Fino al 20 settembre 2009
Orari: lunedì 14.30-19.30, martedì-domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30 -22.30
Ingresso: gratuito
Catalogo Skira
Informazioni:
italian Factory tel. +39 02 36517480
web: www.italianfactory.net -
www.comune.milano.it/palazzoreale