Dalla Torino del dopoguerra alla regressione della specie. L'Associazione italiana paralisi spastica di Torino, presieduta da A. Catanzaro presenta anche quest'anno una mostra dedicata ad un artista con una qualche disabilità.
Dopo H. HARTUNG è la volta di MATTIA MORENI, colpito dalla nascita da una malformazione alla mano destra. Ciò non impedì all' artista, nato a Pavia nel 1920, di frequentare con successo l'Accademia Albertina di Torino, città in cui la famiglia si era poi trasferita. Con un maestro come Enrico Paulucci e mentori quali Italo Calvino, Lalla Romano e Carlo Mollino, già nel 1946 tenne la sua prima personale alla mitica Galleria LA BUSSOLA, ove esposero per anni i migliori artisti. A 30 anni partecipò alla sua prima Biennale in Laguna. Supportato anche da Albino Galvano e Lionello Venturi, dai primi quadri espressionisti-figurativi con venature postcubiste, dopo una seconda apparizione a Venezia, nel 1954, iniziò la stagione informale, gestuale e materica. Si trasferì quindi a Parigi, ove incontrò l' ACTION PAINTING americana, creando opere di grande, vitalistica energia. Dopo circa 10 anni ecco un nuovo ciclo artistico : è quello delle ANGURIE con quadri di grandi dimensioni dall' immagini ossessive, ambigue, lacerate e laceranti come una ferita non rimarginata.
Dagli anni 80 e fino alla morte (Brisghella, RA, 1999) il pittore introiettò un pessimismo cosmico che esplode nelle sue tele. Per Moreni si vanno perdendo i valori autentici dell' umanità, travolta dalla tecnologia imperante. Il caso ha voluto che per accedere alla mostra di Moreni si si sia dovuto attraversare una rassegna dedicata a Steve Jobs. Un contrasto che non sarebbe piaciuto al pittore di Pavia. Il quale - addirittura - in alcune opere verga frasi di disprezzo verso gli asili nido, come forma d'indrottrinamento! Personalmente non condividiamo questa specie di luddismo, ora sfociata nella sindrome Nimby. Il progresso non lo si condanna a priori, ma lo si controlla e lo si guida. È la solita storia per cui gli estremi finiscono per toccarsi.
Roberto Curione - 2012 |