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Giancarlo Da Lio

TINAMARIA MARONGIU
Carlo Scarpa il grande architetto veneziano invitava i suoi allievi a considerare e conoscere la grande importanza dei materiali usati per poter raggiungere il risultato sperato. Una grande lezione che nell'epoca in cui si tende a esaltare l'effimero tende ad essere troppo spesso dimenticata.
La stessa sapienza e amore per la qualità dei materiali li ritrovo nelle opere di Tinamaria Marongiu. Una conoscenza accompagnata dal gusto per l'indagine sulla crisi umana contemporanea rappresentata dalle pastiglie, il simbolo del benessere psicologico.
Ricordo come Carlo Mauri nel suo viaggio sulle tracce di Marco Polo raccontasse come certi popoli tenessero le pastiglie di antibiotico in mano pensando che fossero come dei talismani. Un'interpretazione semplice che può portarci a sorridere. Ma il comportamento dell'uomo evoluto non è dissimile.Noi le ingoiamo non rispettando spesso le dosi e i tempi. Puntando sempre sull'effetto miracoloso.
Il percorso della "magica pillola" ci fa sentire più sicuri.Ed ecco allora pillole studiate nella forma, nel colore per renderle accattivanti come confetti.
Ma non sempre possono soddisfare i nostri desideri. Ecco allora il tutto definito dal contenitore in plexiglass.
Un contenitore che serve a tenere sotto controllo il desiderio espresso da colori riposanti come l'azzurro, il verde acqua ma anche il sogno come atto di positività.
Non si può non sognare. Il sogno è la vita stessa. Forse l'opera diventa la soglia tra l'essere e l'avere.
Una soglia instabile, oscillante tra paradiso ed inferno. E spesso la piccola, insignificante, accattivante pillola ne è la soglia.
La durata effimera ci porta al consumo eccessivo. Eccessivo, continuo...dirompente. Quindi il titolo stesso delle sue opere ci riporta al mondo magico delle scatole, contenitori che possono ingoiare, conservare o proteggere i nostri ricordi.
Strumenti messi a disposizione del nostro essere che non sempre riesce a ragionare nei termini di equilibrio.
 

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